Museo internazionale e
biblioteca della musica di Bologna

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Il nucleo principale della raccolta di strumenti musicali proviene dal Liceo musicale istituito nel 1804: nel 1866 Federico Vellani, all’epoca segretario del Liceo musicale, redasse un inventario manoscritto degli strumenti facendo fotografare quelli che riteneva più interessanti. L’inventario descrive 53 pezzi.

Successivamente Federico Parisini (bibliotecario del Liceo nel periodo 1881-1891) raccontava, nell’introdurre la pubblicazione del catalogo della biblioteca curato da Gaetano Gaspari (1890), come in seguito alle soppressioni napoleoniche "si videro esposte in Bologna alla pubblica vendita molte ed insigni opere musicali, nonché libri corali, istrumenti rari ed altro spettante alla musica". L'Amministrazione centrale del Dipartimento del Reno aveva interpellato il governo della Repubblica Cisalpina per far acquistare e conservare gli oggetti che rischiavano la dispersione.

Gli strumenti recuperati vennero quindi affidati al Liceo, per poi giungere al Museo Civico tra il 1886 e il 1888. In particolare nel 1888 si tenne a Bologna un’importante Esposizione internazionale di musica, cui parteciparono istituzioni pubbliche e collezionisti privati, d’Italia e d’altre parti d’Europa. Dal catalogo dell’esposizione, pubblicato lo stesso anno, risulta che la sezione medievale del Museo Civico partecipò con una raccolta di circa un centinaio di strumenti musicali, dunque circa il doppio rispetto a quelli elencati da Vellani.

L’Esposizione rappresentò un importante momento per l’arricchimento della raccolta; vi parteciparono anche molti collezionisti di strumenti extraeuropei che vollero donare al Comune di Bologna gli oggetti da loro inviati. La collezione conferì poi al Museo Medievale nel 1985, anno di apertura del museo, dove sono in parte tuttora conservati.

Gli strumenti più preziosi e particolari sono ora esposti nelle sale del Museo della musica: il clavicembalo del Trasuntino del 1606 (esposto nella sala 4), costruito per Camillo Gonzaga, conte di Novellara, e successivamente giunto a Giuseppe Baini (1775-1844), celebrato autore della prima biografia del Palestrina, che lo donò per lascito testamentario al Liceo musicale; lo stesso "monocordo" del Trasuntino, che - come pare - fu costruito per accordare il cembalo; il flauto a cinque canne, noto come armonia di flauti o flauto polifonico (esposto nella sala 5), che porta il marchio di Manfredo Settala (1600-1680), canonico milanese, grande collezionista e personalità di rilievo nel panorama culturale del Seicento.

La collezione comprende alcuni esemplari di particolare importanza: otto pianoforti, di cui cinque a coda e tre rettangolari, risalenti al XVII e XVIII secolo, fra cui il prezioso Erard del 1811 (forse appartenuto a Paolina Borghese), restaurato in occasione dell'inaugurazione del Museo e ora esposto nella sala 8, il pianoforte Pleyel del 1844 di Gioachino Rossini (esposto nella sala 7), la cosiddetta "spinetta di padre Martini" un pianoforte rettangolare Glonner del 1780 (esposto nella sala 3); un Heckelphon del 1900 (esposto nella sala 8); vari corni inglesi, alcuni cornetti e due oboi.

CATALOGO DEGLI STRUMENTI MUSICALI