Musei Civici d'Arte Antica

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Introduzione

Il Museo Indiano di Bologna, noto anche come Museo d'Indologia e Museo di Etnografia Indiana e Orientale, fu inaugurato nel 1907, in occasione delle celebrazioni per il terzo centenario dalla morte di Ulisse Aldrovandi. Francesco Lorenzo Pullé (1850-1934), docente di filologia indoeuropea e sanscrito presso l'Alma Mater dal 1900, lo ideò e diresse fino al sopraggiungere della pensione, nel 1925: circa dieci anni dopo, in assenza del suo creatore, l'attività del Museo Indiano cessò definitivamente. Annesso al Gabinetto di Glottologia dell'Università, anch'esso creato per iniziativa di Pullé, il Museo ebbe però sede nelle stanze del Palazzo dell'Archiginnasio destinate fino a pochi anni prima all'appartamento messo a disposizione del direttore della Biblioteca. L'inaugurazione, felice esito della collaborazione tra Comune e Università, diede la possibilità di mostrare al pubblico in modo permanente la collezione acquisita da Pullé nel corso del viaggio effettuato nel 1902 in Vietnam, Ceylon e subcontinente indiano, già in parte esposta proprio all'Archiginnasio, nel 1904. Lo stesso anno, il Ministero della Pubblica Istruzione aveva acquistato una cospicua raccolta della collezione Pullé per assegnarla all'Università e al Comune, che ne rimangono ancor oggi custodi.
Il Museo Indiano nacque quindi con l'intento di illustrare le culture asiatiche in generale, non solamente la realtà indiana. Si contraddistinse per i rilevanti riferimenti all'evoluzione storico-geografica dell'arte religiosa sorta nel subcontinente indiano e in Asia Centrale in seguito alla fioritura del buddhismo, come testimonia il nucleo originale della collezione, composto inoltre da oggetti esplicitamente ispirati ai temi del collezionismo museale dell'epoca e da una ricchissima raccolta fotografica, in grado di documentare l'archeologia indiana in maniera esauriente e innovativa per l'epoca. Pullé, infatti, fatta eccezione per un piccolo rilievo proveniente da un monumento buddhista indiano, si distinse per non aver prelevato dal terreno reperti che altri invece separarono dalla cultura d'origine. Gli arricchimenti successivi della collezione del Museo, a cominciare dall'acquisto di undici statue effettuato dal Comune nel 1908, provenienti dalla raccolta Pellegrinelli e quasi tutte raffiguranti divinità del pantheon buddhista cinese e giapponese, confermano l'ambizione del professore di sanscrito di voler creare un'ampia raccolta a testimonianza della ricchezza artistica e culturale dell'Asia, dimostrando inoltre un'attenzione alle tendenze estetiche dell'epoca, per il cui tramite l'arte cinese e giapponese sovente era presentata nei salotti e negli studi della case di illustri cittadini, così come nei saloni di prestigiosi locali pubblici. Pullé seppe infatti agire affinché il Museo Indiano partecipasse dell'eredità Pepoli, grazie all'acquisizione di alcuni vasi ora in mostra nelle sale delle Collezioni Comunali d'Arte Antica, anch'essi di provenienza giapponese, almeno in parte. La vicenda del Museo Indiano, tuttavia, si concluse nel 1935 e due anni più tardi si redasse l'atto per mezzo del quale le raccolte furono divise tra Comune, Università e famiglia Pullé, che pochi anni dopo cedette almeno una parte della collezione pervenuta al figlio del professore, Giorgio, all'Università di Padova, dove Pullé aveva insegnato a lungo prima di passare all'Alma Mater. Nato dall'ambizioso progetto di recare un valido sostegno allo studio del sanscrito a Bologna, il Museo Indiano di Francesco Lorenzo Pullé seppe essere trasformato in una risorsa culturale capace di intercettare gli interessi e le esperienze di tanti cittadini bolognesi.

Luca Villa

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